Chi non conosce il Colosseo Quadrato dell’EUR a Roma, e l’iscrizione in cima all’edificio, in lettere maiuscole, su tre righe giustificate e senza punteggiatura – che recita:
“VN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI”? (Domandona retorica, n.d.A.)
Non tutti però sanno che in origine la frase da incidere era più lunga, e per questioni di “estetica del periodo” fu accorciata brutalmente. Non era concepibile eliminare una fila di archi e di conseguenza un intero piano. Altrettanto inconcepibile, scriverla con una dimensione del font più piccola: l’illeggibilità era mal tollerata dai governanti, tutti dovevano leggerla agevolmente, anche chi non aveva X (dieci) decimi.
Lo so che in questo preciso momento vi state chiedendo: “ma ‘sta frase?”
“Un popolo di poeti di artisti, di eroi di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori, di fotografi, di registi, di scrittori, di designer, di allenatori di calcio di serie A e di commissari tecnici della nazionale, e di tutte le professioni che nasceranno nel fulgido italico futuro.”
A parte gli inglesismi, che avrebbero portato il povero “copy” ad una bella vacanza sulle Alpi, effettivamente era lunghetta.

Però sarebbe stata, ed è, una frase che ci identifica perfettamente.
Perché tutti, in ogni occasione, hanno l’irrefrenabile impulso di mettere bocca su qualunque cosa facciano gli altri, soprattutto sui lavori in ambito creativo.
E noi designer? Beh, siamo i primi a lamentarci e criticare i loghi dei colleghi con la stessa passione con cui un tifoso sfegatato commenta le partite della propria squadra del cuore e inveisce contro l’allenatore.
Facciamo qualche esempio, e prendiamo un classicone: il logo di Risparmio Casa. Ora, diciamocelo, quante volte l’abbiamo guardato e pensato: “Ammazza che mer*a!” Ma attenzione, dietro a quell’apparente schifezza c’è un brief che non conosciamo, un’intera scienza del marketing e una meticolosa analisi del target. Insomma, il logo che farebbe rabbrividire il nostro occhio critico è in realtà il frutto di studi e ricerche che noi comuni mortali possiamo solo immaginare. E mettiamoci pure la variabile che il CEO di Risparmio Casa non deve contarsi gli spicci in tasca: un designer davvero bravo, può permetterselo.
E quanti di noi, con aria da saputelli, hanno esclamato: “L’avrei fatto meglio io!” Ma certo, perché tutti siamo capaci di fare meglio, no? Siamo tutti dei piccoli geni incompresi, dei Michelangelo del design digitale.
Peccato che, spesso, i nostri capolavori non vedono mai la luce perché troppo complicati per il cliente finale. Sì, quei loghi che avrebbero potuto vincere premi su premi rimangono nel cassetto, incomprensibili per chi li deve approvare.
Quindi, la prossima volta che vediamo un logo che ci fa storcere il naso, pensiamoci su due volte prima di giudicare.
Magari, dietro quell’apparente obbrobrio, c’è un brief rispettato alla perfezione.
E ricordate, cari colleghi designer: criticare è facile, ma rispettare il brief è tutta un’altra storia.




