Il panorama politico italiano è noto per la sua “vivacità”, giusto per usare un eufemismo; ma cosa accade quando spostiamo l’attenzione dai protagonisti ai loro simboli?
Abbiamo deciso di fare un’analisi dei loghi dei partiti e movimenti attuali, analisi che ci ha rivelato (ma già lo sapevamo) una sorprendente gamma di scelte grafiche che meritano un’osservazione più attenta.
Iniziamo da una cosa facile facile: ricordate l’effetto che avevamo da bambini quando entravamo in un negozio di caramelle? Quella miriade di colori brillanti, spesso in contrasto tra loro, progettati per catturare l’attenzione, ci lasciavano a bocca aperta.

Ora, immaginate di applicare questa palette cromatica a un logo politico (che è esattamente quello che accade). Il risultato? Un impatto visivo forte, certo, ma l’effetto non è quello desiderato, quello che ci davano le caramelle. Va detto però che l’attenzione la catturano, eccome.
Ho trovato interessante notare che l’approccio al design dei loghi politici nel nostro paese sia evoluto nel tempo. Tra gli anni ’60 e ’90, i simboli dei partiti mostravano una certa sobrietà: non erano capolavori di design, certo, ma possedevano una semplicità e una riconoscibilità sicuramente apprezzabili.

Ritornando ai giorni nostri, altra cosa che merita attenzione insieme alla “grafica”, è l’aspetto tipografico. La scelta dei font spazia dal controverso Comic Sans a caratteri serif datati, con un tripudio di combinazioni di stili che sfidano le convenzioni del design tipografico (forse in alcuni casi anche quella di Ginevra).

La simbologia utilizzata non è da meno: case, alberi, cuori, stelle e pianeti si mescolano in un caleidoscopio di elementi. Questa ricchezza di simboli, se da un lato dimostra creatività (lo so, non ci credo manco io, ma da qualche parte dovevo scrivere questa parola, me lo chiede la SEO :D), dall’altro rischia di offuscare il messaggio che dovrebbe essere comunicato.

In un contesto in cui i loghi dovrebbero sintetizzare valori e ideali, molti simboli politici italiani generano più domande che risposte. La mancanza di una gerarchia visiva chiara crea spesso un effetto di disordine percettivo. È quasi superfluo ricordare che i partiti politici, così come qualsiasi brand – perché, udite udite, i partiti sono dei brand – devono avere un’identità visiva forte e coerente. Un’immagine ben progettata è la base per creare un senso di appartenenza e orgoglio negli elettori.
Mi sono confrontato con i miei soci, e insieme abbiamo deciso di fare anche un confronto con i loghi politici di altri paesi europei, dove è chiaro che l’approccio alla materia è estremamente differente. In Francia, ad esempio, si nota una maggiore attenzione al design, con una combinazione più armoniosa di eleganza e significato. Anche i paesi nordici dimostrano una particolare cura per il design grafico politico, con loghi chiari, moderni e strutturati.

Naturalmente, esistono eccezioni positive anche nel panorama italiano. Alcuni partiti hanno compreso l’importanza di un’immagine visiva efficace e hanno sviluppato loghi più in linea con i principi del design contemporaneo.

Guardando al futuro, c’è spazio – o meglio speranza – per un’evoluzione positiva. Con l’emergere di una nuova generazione di politici e una crescente consapevolezza dell’importanza del branding, mi auspico di assistere a un rinnovamento estetico anche nella comunicazione visiva della politica italiana.
In attesa di questo cambiamento, possiamo continuare a osservare con interesse e un pizzico di ironia questa particolare espressione della creatività italiana.
Chissà che la prossima campagna elettorale non ci riservi qualche piacevole sorpresa dal punto di vista del design. Sono troppo ottimista?



